Persona

Ferdinand I.

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Nascita

  1. 12.01.1751

Morte

  1. 04.01.1825

Ritratto di Ferdinand I.
Dettagli dell’immagine

Portrait of Ferdinand I of the Two Sicilies (Reign: 12 December 1816 – 4 January 1825)

Angelica Kauffmann

Own work (own photograph). Photo: Andreas Praefcke

Fonte dell’immagine: File:Angelika Kauffmann Portrait Ferdinand IV VLM.jpg · Licenza: Public domain

Ridimensionata per la presentazione.

Biografia

Ferdinando I delle Due Sicilie, già Ferdinando IV di Napoli e Ferdinando III di Sicilia, nacque a Napoli il 12 gennaio 1751 e vi morì il 4 gennaio 1825. Regnò per più di 65 anni, risultando così uno dei sovrani più longevi degli Stati italiani anteriori all’unificazione d’Italia. Per la forma vistosa del naso e la sua vicinanza agli ambienti e agli usi popolari, ricevette i soprannomi di “re Nasone”, “re Lazzarone” e “re Burlone”. Ferdinando era il terzo figlio maschio di Carlo, re di Napoli e Sicilia e futuro re Carlo III di Spagna, e di Maria Amalia di Sassonia. I suoi fratelli maggiori erano Filippo, escluso dalla successione a causa delle sue disabilità intellettive, e Carlo Antonio, destinato in seguito al trono spagnolo. Inizialmente Ferdinando era destinato alla carriera ecclesiastica. La sua educazione fu affidata a Domenico Cattaneo, principe di San Nicandro, che diede grande importanza alla caccia, alla pesca e all’equitazione, mentre trascurò la formazione umanistica, scientifica e politica. Ferdinando sviluppò così modi piuttosto rustici e rozzi e rimase per tutta la vita fortemente legato alla caccia e ai divertimenti. Quando nel 1759 suo padre divenne re di Spagna dopo la morte di Ferdinando VI, il giovane Ferdinando, appena otto anni, salì il 6 ottobre al trono di Napoli e Sicilia. Fino alla sua maggiore età il regno fu amministrato da un Consiglio di reggenza, nel quale esercitavano un’influenza decisiva San Nicandro e lo statista Bernardo Tanucci. Tanucci cercò di garantire un’amministrazione parsimoniosa e di fornire al giovane sovrano una conoscenza, seppur parziale, degli affari di Stato, ma riuscì solo in parte a controbilanciare l’influenza dell’educatore. Il 12 gennaio 1767, al compimento dei sedici anni, Ferdinando assunse pieni poteri. Poco dopo Tanucci divenne primo ministro. Il primo provvedimento autonomo di Ferdinando fu l’espulsione dei gesuiti nel 1767. Il conflitto con il papato si aggravò nel 1768, quando le truppe napoletane occuparono Benevento e Pontecorvo. Negli anni successivi il governo attuò diverse riforme regaliste, limitando l’influenza politica ed economica del clero. Ferdinando, tuttavia, mostrò inizialmente scarso interesse per gli affari quotidiani e si limitò spesso a firmare le decisioni preparate da Tanucci. Nel 1768 sposò Maria Carolina d’Austria, figlia di Maria Teresa. Il matrimonio divenne una delle relazioni politiche più importanti della sua vita. Maria Carolina era energica, colta e sempre più contraria all’influenza spagnola sulla corte. Dopo la nascita dell’erede maschio Carlo Francesco nel 1775, ottenne il diritto di entrare nel Consiglio di Stato e poté opporsi apertamente a Tanucci. Nel 1776 Ferdinando destituì il ministro. Negli anni successivi Giuseppe Beccadelli, marchese di Sambuca, e poi Domenico Caracciolo contribuirono a una fase di riforme prudenti. Durante il regno di Ferdinando furono parzialmente modernizzati l’amministrazione, l’istruzione, le finanze, il commercio e le infrastrutture. L’università ricevette nuove cattedre e a Napoli furono realizzati, tra l’altro, il Teatro del Fondo, la Villa di Chiaia e i Granili. Furono costruite o migliorate strade, ponti, porti e opere di bonifica. Nel 1782 venne istituito il Supremo Consiglio delle Finanze e nel 1783 un nuovo tribunale per il commercio e l’ammiragliato. Ferdinando sostenne inoltre la manifattura della seta di San Leucio, organizzata secondo principi di uguaglianza sociale. A Palermo e Napoli furono promossi scuole, istituzioni scientifiche, biblioteche e osservatori astronomici; proseguirono anche gli scavi di Ercolano e Pompei. In politica estera, sotto l’influenza di Maria Carolina, Napoli si allontanò dalla Spagna e si orientò maggiormente verso l’Austria e la Gran Bretagna. John Acton riorganizzò l’esercito e la marina, acquisendo un’enorme influenza. Allo stesso tempo il governo cercò di mantenere una posizione autonoma e favorevole agli interessi economici del regno. Durante la guerra tra l’Austria e la Russia contro l’Impero ottomano, Ferdinando dichiarò la neutralità del regno. I difficili negoziati con la Santa Sede per un nuovo concordato fallirono nel 1789, perché Ferdinando insisteva su ampi diritti della monarchia, soprattutto nella nomina dei vescovi. La Rivoluzione francese pose fine alla prudente apertura illuministica del regime. Ferdinando perseguitò massoni, sospetti giacobini e cittadini francesi e instaurò un sistema fitto di sorveglianza e repressione. Dopo l’esecuzione di Luigi XVI e di Maria Antonietta, aderì apertamente allo schieramento antifrancese. Una spedizione contro Tolone, controllata dai francesi, fallì nel 1793. Le spese della guerra, le nuove imposte e le difficoltà di approvvigionamento aggravarono i problemi del paese. Nel 1798 Ferdinando attaccò con un grande esercito la Repubblica Romana controllata dalla Francia. Dopo una rapida sconfitta dovette ritirarsi a Napoli e quindi fuggire a Palermo con la famiglia reale a bordo di una nave britannica. All’inizio del 1799 fu istituita la Repubblica Napoletana. Il cardinale Fabrizio Ruffo guidò un esercito di volontari nella riconquista del continente. Dopo la presa di Napoli, Ferdinando fece perseguitare numerosi repubblicani, nonostante fosse stata promessa loro una resa onorevole. Molti furono giustiziati, tra cui Eleonora Fonseca Pimentel, Domenico Cirillo, Francesco Mario Pagano e Francesco Conforti. La restaurazione fu accompagnata da circa duecento condanne a morte e da numerose pene di esilio e detenzione. Dopo ulteriori sconfitte militari, Ferdinando rimase a Palermo fino al 1802. Nel 1806, a causa dell’invasione francese, dovette nuovamente rifugiarsi in Sicilia. Sul continente governarono prima Giuseppe Bonaparte e poi Gioacchino Murat. In Sicilia Ferdinando fu sottoposto a una crescente pressione britannica. Nel 1812 affidò il governo al figlio Francesco, che concesse una costituzione. Ferdinando la accettò controvoglia e insistette nel difendere le proprie prerogative regie. Maria Carolina fu esiliata a Vienna nel 1813 e vi morì nel 1814. Nel novembre dello stesso anno Ferdinando sposò morganaticamente Lucia Migliaccio, che nominò duchessa di Floridia. Dopo la caduta di Murat, Ferdinando rientrò a Napoli il 17 giugno 1815. Nel dicembre 1816, in conformità alle decisioni del Congresso di Vienna, i regni di Napoli e Sicilia furono unificati e il sovrano assunse il titolo di Ferdinando I delle Due Sicilie. L’unificazione pose fine alla particolare autonomia della Sicilia. Il governo cercò di integrare funzionari borbonici e murattiani, ma revocò la costituzione siciliana. Il concordato del 1818 proclamò il cattolicesimo religione di Stato e rafforzò nuovamente l’influenza della Chiesa. La crisi economica, le difficoltà agricole e il malcontento nell’esercito portarono nel 1820 alla rivolta dei carbonari. Ferdinando fu costretto a concedere una costituzione sul modello spagnolo, ma sfruttò il viaggio al Congresso di Lubiana per favorire il ritorno all’assolutismo. Nel 1821 l’Austria sconfisse il movimento costituzionale. Seguì una nuova epurazione politica contro i sostenitori della rivoluzione nell’amministrazione, nella magistratura, nella polizia e nell’esercito. Negli ultimi anni Ferdinando partecipò solo limitatamente agli affari di Stato e si dedicò soprattutto alla caccia. Morì a Napoli il 4 gennaio 1825, all’età di 73 anni, e fu sepolto nella basilica di Santa Chiara. Gli succedette il figlio Francesco I delle Due Sicilie.

Fonte: Ferdinando I delle Due Sicilie (it, 152128160). I fatti sono stati selezionati, riassunti e riformulati in modo autonomo. Contenuti della fonte Wikipedia: CC BY-SA 4.0