Persona

Ferdinand I.

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Nascita

  1. 10.03.1503

Morte

  1. 25.07.1564

Ritratto di Ferdinand I.
Dettagli dell’immagine

Ferdinand I HRR

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Chroniken der Habsburger, der Zähringer und der Stadt Freiburg i. Br. mit Materialsammlung (Band 3: Chronik der Herzöge von Zähringen, der Grafen von Freiburg und Fürstenberg und der Herzöge von Teck)

Fonte dell’immagine: File:Ferdinand I HRR.jpg · Licenza: Public domain

Ridimensionata per la presentazione.

Biografia

Ferdinando I d’Asburgo nacque il 10 marzo 1503 ad Alcalá de Henares e morì il 25 luglio 1564 a Vienna. Era figlio di Filippo il Bello e di Giovanna I di Castiglia, nonché fratello minore dell’imperatore Carlo V. Le sue origini riunivano le dinastie asburgica, borgognona e spagnola. Mentre Carlo crebbe nei possedimenti occidentali e spagnoli, Ferdinando fu educato soprattutto alla corte del nonno materno, Ferdinando il Cattolico, in Spagna. Quell’infanzia lo influenzò per tutta la vita. Lo spagnolo rimase la sua lingua madre ed egli conservò sempre un interesse per la letteratura, le consuetudini, i cavalli, i giardini e la cucina spagnoli. La sua formazione fu segnata dalla scolastica e dagli ideali cavallereschi iberici. Si interessò inoltre fin da giovane all’artiglieria, all’amministrazione, alla caccia e all’organizzazione politica di un insieme di territori diversi. Dopo la morte del padre, nel 1506, e del nonno, nel 1516, Ferdinando divenne il centro di dispute ereditarie. Infine suo fratello Carlo lo fece trasferire dalla Spagna nei Paesi Bassi, per impedire che attorno al giovane principe si formasse un gruppo politico autonomo. Nei Paesi Bassi Ferdinando fu posto sotto l’influenza della zia Margherita d’Austria. La sua corte, culturalmente raffinata, e le idee dell’umanesimo, soprattutto quelle di Erasmo da Rotterdam, influenzarono le sue concezioni politiche e religiose. Ferdinando imparò il francese e il fiammingo e acquisì conoscenze d’italiano e di tedesco. Dopo la morte del nonno paterno Massimiliano I, l’eredità asburgica dovette essere divisa tra lui e Carlo. Con gli accordi del 1521 e del 1522, Ferdinando ricevette i territori ereditari austriaci, il Tirolo, l’Austria Anteriore e altri possedimenti in Svevia, in Alsazia e lungo il mare Adriatico. Carlo conservò i ricchi territori borgognoni, ma rimase tenuto a sostenere finanziariamente il fratello. Nel maggio 1521 Ferdinando sposò Anna Jagellone, erede dei regni di Boemia e d’Ungheria. Il matrimonio rafforzò l’alleanza tra gli Asburgo e la dinastia jagellonica e conferì a Ferdinando diritti sulle corone boema e ungherese. I suoi nuovi territori erano politicamente frammentati, gravati dai debiti e minacciati militarmente dagli ottomani. Ferdinando iniziò quindi a centralizzare l’amministrazione, riorganizzare le finanze e rafforzare la difesa. Limitò l’autonomia di Vienna, istituì organismi centrali e creò camere contabili e organi di governo a Vienna, Innsbruck, Praga e in seguito Bratislava. In questo processo unì collaboratori stranieri e nobili locali, costruendo gradualmente un’amministrazione asburgica comune. Il suo governo fu segnato da numerosi conflitti. Nel 1525 dovette affrontare, durante la guerra dei contadini tedeschi, rivolte in Svevia, in Alsazia, in Tirolo e nelle regioni vicine. Le insurrezioni furono represse con la forza, ma in parte anche placate mediante concessioni ai diritti tradizionali. Ferdinando fu particolarmente severo con gli anabattisti: molti predicatori furono giustiziati o espulsi dai suoi territori. Nei confronti dei luterani si mostrò invece talvolta più pragmatico, poiché riconobbe che la Riforma non poteva essere eliminata soltanto con la violenza. Dopo la battaglia di Mohács del 1526, nella quale morì il re d’Ungheria Luigi II, Ferdinando fu eletto o riconosciuto re di Boemia, Moravia, Slesia, Lusazia, Ungheria, Croazia e Slavonia. In Ungheria dovette però combattere contro Giovanni Zápolya, che rivendicava anch’egli il titolo regio ed era sostenuto dagli ottomani. Ferdinando riuscì dapprima a conquistare ampie parti del paese e nel 1527 fu incoronato a Székesfehérvár. Tuttavia riuscì a mantenere stabilmente solo l’Ungheria occidentale e settentrionale e alcune regioni della Croazia. Nei decenni successivi il resto del regno passò in parte sotto il dominio ottomano o rimase come principato di Transilvania sotto il controllo della fazione degli Zápolya. La minaccia ottomana determinò gran parte della politica di Ferdinando. Nel 1529 il sultano Solimano assediò Vienna, ma dovette ritirarsi. Anche nel 1532 un’offensiva ottomana fu fermata dalla difesa di Güns e dalla mobilitazione delle forze imperiali. Ferdinando istituì allora una frontiera militare permanente in Croazia, Slavonia e lungo il confine ungherese. Le fortezze furono trasformate in roccaforti adatte all’artiglieria, vennero create nuove guarnigioni e furono insediati profughi provenienti dalle regioni minacciate dagli ottomani. Il finanziamento di queste misure gravò pesantemente sui suoi territori e lo costrinse più volte a ricorrere ai prestiti delle famiglie mercantili di Augusta, soprattutto dei Fugger. Nel 1545 Ferdinando dovette accettare una tregua che confermò la divisione di fatto dell’Ungheria. Ciononostante rafforzò la propria posizione attraverso riforme amministrative, il recupero di possedimenti dati in pegno e un migliore sfruttamento delle miniere, delle saline e dei dazi. Dopo la guerra di Smalcalda del 1546-1547 si impose inizialmente sui principi protestanti dell’Impero. In Boemia e in Lusazia intervenne contro gli stati ribelli e limitò i diritti politici di diverse città. Queste misure consolidarono il suo potere regio, ma furono considerate, per la loro durezza, una delle parti più controverse del suo governo. In seguito Ferdinando divenne un importante mediatore tra cattolici e protestanti. Ebbe un ruolo decisivo nella preparazione e nella conclusione della pace religiosa di Augusta del 1555. Essa riconobbe al signore territoriale il diritto di determinare la confessione ufficiale e permise ai dissidenti di lasciare il paese. Con la cosiddetta Declaratio Ferdinandei Ferdinando introdusse inoltre eccezioni a favore di alcuni cavalieri e città. Pur sostenendo i gesuiti e il rinnovamento cattolico, promosse una coesistenza limitata tra le confessioni e cercò di favorire ulteriori negoziati, anche nell’ambito del concilio di Trento. Dopo l’abdicazione di Carlo V, Ferdinando fu eletto imperatore del Sacro Romano Impero nel 1558 e incoronato a Francoforte. Riformò l’amministrazione imperiale, il sistema monetario e la giustizia dell’Impero. Il suo governo rafforzò il ruolo dei giuristi professionisti, degli organi centrali e dei contributi finanziari regolari degli stati imperiali. Allo stesso tempo promosse le arti, la scienza e l’architettura. A Vienna, Praga e Innsbruck fece ampliare palazzi, giardini, fortificazioni e istituzioni universitarie e raccolse monete, opere d’arte e oggetti rari. Ferdinando rimase fino alla morte impegnato nella lotta contro la minaccia ottomana, nelle tensioni religiose e nella difficile relazione con il fratello. Da Anna ebbe quindici figli. Dopo la morte della moglie, nel 1547, non si risposò e dispose di essere sepolto accanto a lei. Divise i propri territori tra i figli: Massimiliano ricevette la successione imperiale, Ferdinando il Tirolo e l’Austria Anteriore, mentre Carlo ottenne i territori dell’Austria Interna. In questo modo pose le basi per l’ulteriore sviluppo della monarchia asburgica centroeuropea. È ricordato soprattutto come un abile organizzatore, un riformatore dell’amministrazione e un mediatore pragmatico, la cui politica segnò durevolmente il dominio degli Asburgo in Austria, Boemia e nei territori ungheresi rimasti sotto il loro controllo.

Fonte: Fernando I del Sacro Imperio Romano Germánico (es, 175184804). I fatti sono stati selezionati, riassunti e riformulati in modo autonomo. Contenuti della fonte Wikipedia: CC BY-SA 4.0