Persona

Leopold II.

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Nascita

  1. 03.10.1797

Morte

  1. 29.01.1870

Ritratto di Leopold II.
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Portrait of Leopold II of Tuscany label QS:Lit,"Ritratto di Leopoldo II di Toscana" label QS:Len,"Portrait of Leopold II of Tuscany"

Giuseppe Bezzuoli

Self-photographed

Fonte dell’immagine: File:Ritratto di Leopoldo II di Toscana.jpg · Licenza: Public domain

Ridimensionata per la presentazione.

Biografia

Leopoldo II di Toscana, il cui nome completo era Leopoldo Giovanni Giuseppe Francesco Ferdinando Carlo d’Austria-Toscana, nacque a Firenze il 3 ottobre 1797 e morì a Roma il 28 gennaio 1870. Fu il penultimo granduca di Toscana e l’ultimo a governare effettivamente il paese. Il suo regno iniziò all’insegna di una relativa mitezza e di una certa disponibilità alle riforme, ma si concluse, nel pieno dei rivolgimenti politici del Risorgimento italiano, con la fine della dinastia toscana. Leopoldo era il secondogenito del granduca Ferdinando III e di Luisa Maria Amalia di Borbone-Sicilie. Dopo la morte del fratello maggiore Francesco Leopoldo, nel 1800, divenne erede al trono. Trascorse gran parte dell’infanzia in esilio, poiché il padre era stato costretto a lasciare la Toscana dopo l’invasione napoleonica. La famiglia visse dapprima a Vienna, dal 1803 a Salisburgo e dal 1805 a Würzburg. In quegli anni Leopoldo ricevette lezioni da insegnanti tedeschi e italiani. Mostrò un particolare interesse per la letteratura e per le discipline umanistiche. Dopo la prima abdicazione di Napoleone, Leopoldo tornò a Firenze il 15 settembre 1814. La popolazione lo accolse bene, anche perché suo padre aveva rinunciato a misure di vendetta contro gli ex sostenitori del governo francese. Leopoldo era considerato affabile e bonario. A causa del labbro inferiore leggermente sporgente ricevette il soprannome scherzoso di “Broncio”, mentre per il colore sbiadito dei capelli biondi fu chiamato anche “Canapone”. Proseguì gli studi di diritto, arte e letteratura e si interessò inoltre all’agricoltura. Con grande partecipazione personale raccolse e riordinò gli scritti di Galileo Galilei. Pubblicò anche un’edizione delle poesie di Lorenzo de’ Medici da lui curata, ottenendo in seguito la nomina a membro dell’Accademia della Crusca. Il 28 ottobre 1817 Leopoldo sposò Maria Anna Carolina di Sassonia. La coppia ebbe diverse figlie e fu profondamente legata. Dal 1819 intraprese insieme alla moglie un lungo viaggio in Europa, visitando, tra le altre città, Monaco, Dresda, Praga, Vienna e Venezia. La sua prima importante esperienza politica risalì al 1822, quando partecipò con il padre al Congresso della Santa Alleanza riunito a Verona. Dopo la morte di Ferdinando III, il 18 giugno 1824, Leopoldo assunse il governo. Fin dall’inizio cercò di affermare la propria indipendenza politica e fu sostenuto in questo dal ministro Vittorio Fossombroni. Il suo governo avviò numerosi progetti economici e infrastrutturali: la riduzione della tassa sulla carne, la prosecuzione della bonifica della Maremma, l’ampliamento del porto di Livorno, la costruzione di nuove strade, la promozione del turismo e lo sfruttamento delle miniere. Nel 1825 Leopoldo riformò inoltre l’amministrazione territoriale, sostituendo le precedenti province con nuovi compartimenti. Nei primi decenni del suo regno la Toscana fu considerata uno degli Stati più tolleranti d’Italia. La censura veniva applicata con moderazione, consentendo a scrittori e intellettuali perseguitati o indesiderati altrove, come Giacomo Leopardi, Alessandro Manzoni, Guglielmo Pepe e Niccolò Tommaseo, di trovare rifugio in Toscana. Anche autori toscani come Francesco Domenico Guerrazzi, Giovan Pietro Vieusseux e Giuseppe Giusti poterono lavorare con relativa libertà. Un’eccezione fu la soppressione della rivista “L’Antologia”, avvenuta nel 1833 per pressioni austriache, senza tuttavia ulteriori conseguenze penali per il suo fondatore. I disordini politici furono rari e rimasero concentrati soprattutto a Livorno. Dopo la morte di Maria Anna Carolina, nel 1832, Leopoldo sposò nel 1833 Maria Antonia di Borbone-Sicilie. Da questo matrimonio nacquero dieci figli, tra cui l’erede al trono Ferdinando, nato nel 1835. Leopoldo continuò a promuovere lo sviluppo scientifico e tecnico. Autorizzò nel 1839 e nel 1841 i congressi degli scienziati italiani a Pisa e a Firenze, nonostante le avvertenze dell’Austria e dello Stato Pontificio. Nello stesso periodo venne progettata e in parte realizzata la rete ferroviaria. Anche nelle situazioni di crisi mostrò un forte coinvolgimento personale. Durante la grave alluvione di Firenze del novembre 1844 aprì Palazzo Pitti agli sfollati, partecipò ai soccorsi su una barca e visitò le zone periferiche colpite. I cambiamenti politici del 1847 e del 1848 spinsero Leopoldo ad adottare ulteriori riforme. Concesse la libertà di stampa, istituì una Guardia Civica e abolì la pena di morte. Il 17 febbraio 1848 promulgò una Costituzione che riconosceva pieni diritti ai cittadini di tutte le religioni. In marzo sostenne la guerra del Regno di Sardegna contro l’Austria e inviò truppe toscane e volontari nell’Italia settentrionale. Anche la bandiera toscana fu sostituita dal tricolore italiano con lo stemma granducale. La posizione di Leopoldo cambiò tuttavia quando divennero più evidenti le ambizioni espansionistiche della Sardegna. Dopo i violenti disordini di Livorno, nell’agosto 1848 fu costretto a sostituire il governo moderato di Gino Capponi con un governo democratico guidato da Francesco Domenico Guerrazzi e Giuseppe Montanelli. Il 30 gennaio 1849 Leopoldo lasciò Firenze e fuggì dapprima a Siena e a Porto Santo Stefano, poi a Gaeta, sotto la protezione di Ferdinando II di Borbone-Sicilie. Dopo la sconfitta sarda di Novara tornò nella primavera del 1849. Il suo rientro avvenne però accompagnato dalle truppe austriache, che occuparono e saccheggiarono Livorno e poi entrarono a Firenze. Il fatto che Leopoldo si presentasse in uniforme da generale austriaco distrusse il precedente legame tra molti toscani e il loro granduca. Negli anni successivi Leopoldo si allontanò sempre più dai sudditi che un tempo gli erano stati fedeli. La Costituzione e la Guardia Civica furono abolite, le truppe austriache rimasero nel paese e l’insurrezione di Livorno venne repressa nel sangue. Fu inoltre ripristinata la pena di morte per alcuni reati. Nell’aprile del 1859, alla vigilia della guerra tra Francia, Sardegna e Austria, Leopoldo proclamò la neutralità. Quando l’esercito rifiutò di obbedirgli e il granduca si oppose alla partecipazione alla guerra contro l’Austria, il 27 aprile lasciò Firenze. La sua partenza pacifica, senza ricorrere alla violenza e con pochi effetti personali, gli restituì in parte l’antica simpatia. I fiorentini salutarono lui e la sua famiglia gridando “Addio, babbo Leopoldo!” e li accompagnarono fino al confine. Leopoldo si ritirò presso la corte viennese e abdicò ufficialmente soltanto il 21 luglio 1859. In seguito visse in Boemia. Nel 1869 si recò a Roma, dove morì il 28 gennaio 1870. Fu sepolto inizialmente nella chiesa dei Santi Apostoli; nel 1914 le sue spoglie furono trasferite a Vienna, nella Cripta dei Cappuccini. Dal primo matrimonio ebbe quattro figlie e dal secondo dieci figli, tra cui Ferdinando IV, l’ultimo erede al trono di Toscana.

Fonte: Leopoldo II di Toscana (it, 151975781). I fatti sono stati selezionati, riassunti e riformulati in modo autonomo. Contenuti della fonte Wikipedia: CC BY-SA 4.0