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Portrait of Rudolf II.
Joseph Heintz the Elder
The Yorck Project (2002) 10.000 Meisterwerke der Malerei (DVD-ROM), distributed by DIRECTMEDIA Publishing GmbH. ISBN : 3936122202 .
Fonte dell’immagine: File:Joseph Heintz d. Ä. 002.jpg · Licenza: Public domain
Ridimensionata per la presentazione.
Biografia
Rodolfo II, del ramo austriaco degli Asburgo, nacque il 18 luglio 1552 a Vienna, terzo figlio dell’imperatore Massimiliano II e di sua cugina Maria di Spagna. Della sua prima infanzia si sa poco. All’età di circa sei anni gli fu assegnato come precettore il professore dell’Università di Vienna Georg Muschler. La madre, tuttavia, lo riteneva incline alle simpatie luterane e, insieme al fratello Filippo II, re di Spagna, fece in modo che Rodolfo e il fratello minore Ernesto fossero educati sotto l’influenza spagnola. I due arciduchi partirono per la Spagna nel 1563 e alla corte di Filippo II furono trattati come possibili eredi.
In Spagna ricevettero un’istruzione completa. Studiarono soprattutto il latino e il tedesco, oltre allo spagnolo e all’italiano, e si dedicarono alla letteratura antica, alla storia della Grecia e di Roma, alla mitologia, alla religione e alla teoria politica. I loro insegnanti trasmisero loro anche i principi della politica asburgica. Il programma di formazione comprendeva inoltre danza, equitazione, caccia, lotta e giochi cavallereschi. Rodolfo ed Ernesto tornarono a Vienna soltanto nel 1571. Il rientro fu reso possibile da un accordo dinastico: la loro sorella Anna si era recata in Spagna per sposare Filippo II.
Dopo il ritorno, Massimiliano II introdusse Rodolfo negli affari di Stato e preparò per tempo la sua successione. Nel 1572 gli Stati ungheresi lo proclamarono re e nello stesso anno Rodolfo fu incoronato a Presburgo. Nel 1575 la Dieta boema lo riconobbe come re e il 22 settembre egli fu incoronato a Praga. Un mese dopo fu eletto anche re dei Romani. Alla morte del padre, il 12 ottobre 1576, assunse il potere come imperatore del Sacro Romano Impero.
In un primo momento Rodolfo risiedette a Vienna, come suo padre. A Praga istituì un collegio di dieci luogotenenti e compì un viaggio di omaggio attraverso i territori annessi alla Corona boema. I rapporti con il fratello Mattia peggiorarono presto. Mattia aveva assunto autonomamente una posizione di primo piano nei Paesi Bassi, accrescendo anche la diffidenza tra gli Asburgo austriaci e quelli spagnoli.
Educato nel cattolicesimo, Rodolfo sostenne in linea di principio la ricattolicizzazione. Tuttavia, dovendo contare sui contributi finanziari degli Stati boemi, in prevalenza non cattolici, mantenne inizialmente un atteggiamento prudente nelle questioni religiose. Nel 1577 si limitò a vietare a Vienna le funzioni religiose non cattoliche. Dal 1578 divennero più evidenti i segni della sua instabilità psicologica, allora descritta come “malinconia”. Si isolava periodicamente, diffidava del proprio ambiente ed evitava udienze pubbliche, cerimonie e feste. Anche i conflitti familiari contribuirono alla decisione di trasferire nel 1583 la residenza imperiale a Praga.
Il trasferimento ebbe motivazioni politiche e culturali. Vienna era minacciata dalla vicinanza dei territori ottomani, mentre Praga appariva più sicura. Con la corte imperiale giunsero in città numerosi cortigiani, ambasciatori, studiosi e artisti. Sul Castello di Praga fu allestita una residenza rappresentativa e vi si stabilirono missioni diplomatiche permanenti di Francia, Spagna, Venezia e dello Stato pontificio. Sotto Rodolfo, Praga divenne un importante centro artistico e scientifico, nonché un luogo di scambi internazionali. L’imperatore collezionava con passione opere d’arte, sosteneva artisti e studiosi e si interessava soprattutto di astrologia e alchimia. Chiamò alla sua corte importanti astronomi provenienti da tutta Europa. La fioritura culturale di questo periodo è ricordata nel contesto ceco come epoca rudolfina.
Rodolfo non si sposò mai. Nonostante le pressioni dell’ambiente di corte, mantenne la sua avversione al matrimonio. Dalla relazione con l’amante Caterina Strada ebbe diversi figli, tra cui Giulio Cesare d’Austria, oltre ad altri figli maschi e femmine, alcuni dei quali entrarono in istituzioni religiose o assunsero in seguito incarichi di corte. Rodolfo non ebbe un erede legittimo, circostanza che rese ancora più complessa la questione della successione.
Anche sul piano politico il suo governo fu sottoposto a pressioni crescenti. Nei territori austriaci Rodolfo affidò inizialmente l’amministrazione al fratello Ernesto e in seguito, nonostante la diffidenza, a Mattia. Le misure sempre più dure di quest’ultimo contro i protestanti, insieme ad altri aggravamenti, provocarono una rivolta contadina che Mattia represse tra il 1594 e il 1597. In Ungheria continuava il conflitto con l’Impero ottomano. La guerra iniziata nel 1593 fu condotta soprattutto da Mattia, mentre Rodolfo sfruttò i successi militari per la propria propaganda. Le tasse elevate e la presenza permanente delle truppe imperiali provocarono nel 1604 una rivolta della nobiltà ungherese. Sotto la guida di Stefano Bocskai, l’insurrezione assunse proporzioni tali che nel 1605 egli fu persino eletto re d’Ungheria.
Le condizioni fisiche e psicologiche di Rodolfo peggiorarono soprattutto dopo il 1597. Alla depressione si aggiunsero probabilmente le conseguenze della sifilide. Divenne diffidente anche verso i suoi consiglieri, allontanò i principali collaboratori Wolfgang Rumpf e Paul Sixtus Trautson e tentò persino il suicidio. Mentre la sua corte si disgregava progressivamente, aumentava l’influenza dei servitori, degli alchimisti e degli artisti. Nel 1606 i suoi parenti si accordarono in linea di principio per la successione di Mattia. Gli Stati ungheresi e austriaci si schierarono con lui e nel 1608 Rodolfo dovette cedergli, con la pace di Libeň, il governo dell’Ungheria, dell’Austria e della Moravia. A Rodolfo rimasero la Boemia, la Slesia e le due Lusazie.
Per conservare la propria posizione, Rodolfo dovette concedere libertà religiosa ai protestanti boemi e slesiani. Dopo lunghi contrasti con gli Stati boemi, il 9 luglio 1609 firmò la Lettera di Maestà, che confermava i diritti confessionali dei luterani, degli utraquisti moderati e dei Fratelli boemi. Rodolfo continuò tuttavia a sperare di recuperare il potere perduto. Con l’appoggio del cugino Leopoldo, vescovo di Passavia, fece arruolare un esercito. La truppa, forte di circa 10.000 uomini, penetrò in Boemia all’inizio del 1611, occupò diverse città e arrivò nei pressi di Praga. Non riuscì però ad attraversare la Moldava e alla fine dovette ritirarsi. Dopo questo tentativo fallito, Enrico Mattia Thurn costrinse Rodolfo ad abdicare. Mattia fu incoronato re di Boemia il 23 maggio 1611.
A Rodolfo fu concesso di continuare a utilizzare il Castello di Praga e rimase formalmente imperatore fino alla morte. Morì a Praga il 20 gennaio 1612. Il suo decesso fu inizialmente tenuto nascosto dal cameriere, ma la notizia si diffuse presto in città. Le sue collezioni furono sigillate; la sepoltura avvenne più tardi in modo silenzioso e senza grandi cerimonie nella cattedrale di Praga. Il fratello Mattia contribuì a portare la bara.
Rodolfo II è considerato un sovrano politicamente impacciato e, in definitiva, poco efficace, ma anche un eccezionale mecenate delle arti, della cultura e della scienza. Alcuni contemporanei lo descrissero come gentile, mite e dignitoso, osservando però anche la sua chiusura, i forti sbalzi d’umore e gli accessi d’ira. Fu l’ultimo sovrano boemo a risiedere stabilmente a Praga. La fioritura culturale del suo regno rimase nella memoria, mentre le tensioni religiose e i conflitti politici irrisolti sfociarono, poco dopo la sua morte, nella catastrofe della guerra dei Trent’anni.
Fonte: Rudolf II. (cs, 25913634). I fatti sono stati selezionati, riassunti e riformulati in modo autonomo. Contenuti della fonte Wikipedia: CC BY-SA 4.0
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