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Ferdinand of Bourbon, Prince of Asturias
Antonio Carnicero
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Fonte dell’immagine: File:Carnicero (Fernando de Borbón, príncipe de Asturias).jpg · Licenza: Public domain
Ridimensionata per la presentazione.
Biografia
Ferdinando VII di Spagna nacque il 14 ottobre 1784 nel palazzo di El Escorial, nono dei quattordici figli del futuro re Carlo IV e di Maria Luisa di Parma. Dopo la morte prematura del fratello maggiore, divenne principe delle Asturie e quindi erede al trono già nel primo mese di vita. La sua infanzia fu segnata da una salute fragile, da un carattere riservato e da un’educazione accurata, fortemente improntata alla religione. Tra i suoi insegnanti vi furono il religioso Felipe Scio, il canonico Juan Escóiquiz e il sacerdote Cristóbal Bencomo y Rodríguez. Soprattutto Escóiquiz esercitò una grande influenza sul giovane principe e lo rafforzò nella sua opposizione al favorito reale Manuel Godoy.
Questa opposizione segnò gli inizi della carriera politica di Ferdinando. Dopo il matrimonio con Maria Antonia di Napoli, celebrato nel 1802, attorno alla sua corte si formò un «partito napoletano», composto da diversi nobili e diplomatici stranieri. Il gruppo combatteva Godoy e criticava anche la regina Maria Luisa, sua principale sostenitrice. Dopo la morte di Maria Antonia, nel 1806, Ferdinando proseguì le proprie manovre politiche. Nel 1807 fu scoperta una congiura contro Godoy; durante il cosiddetto processo dell’Escorial, il principe denunciò i suoi collaboratori e chiese perdono ai genitori. Gli altri accusati furono assolti, ma lo scontro aggravò il conflitto all’interno della famiglia reale.
Nel marzo 1808, la rivolta di Aranjuez, sostenuta dai partigiani di Ferdinando, provocò la caduta di Godoy. Carlo IV abdicò in favore del figlio, che fu proclamato re con il nome di Ferdinando VII. A Madrid la popolazione lo accolse come una speranza e si attendeva da lui un miglioramento della situazione politica. Tuttavia, le truppe francesi avevano già occupato gran parte della Spagna. Napoleone Bonaparte attirò Ferdinando a Bayonne, dove la famiglia reale spagnola fu sottoposta alle pressioni francesi. Ferdinando dovette dapprima cedere i propri diritti al padre, che a sua volta li trasferì a Napoleone. L’imperatore affidò quindi la corona spagnola al fratello Giuseppe Bonaparte. Questi avvenimenti passarono alla storia come le abdicazioni di Bayonne.
Ferdinando fu trattenuto nel castello di Valençay, in Francia, insieme al fratello Carlo e allo zio Antonio. Sebbene le condizioni di prigionia fossero relativamente confortevoli, non gli era consentito lasciare la tenuta. Durante la guerra d’indipendenza spagnola, i governi della resistenza, il Consiglio di reggenza e le Cortes di Cadice continuarono a riconoscerlo come legittimo re. In suo nome, tuttavia, le Cortes svilupparono un nuovo principio politico: proclamarono la sovranità nazionale e nel 1812 approvarono una costituzione liberale. In Spagna e in America la resistenza a Napoleone si intrecciò così con i cambiamenti politici; nello stesso periodo ebbero inizio i movimenti indipendentisti nelle colonie spagnole.
Quando il potere di Napoleone cominciò a crollare dopo le sconfitte dei suoi eserciti, l’imperatore riconobbe nuovamente Ferdinando come re nel trattato di Valençay del dicembre 1813. Ferdinando tornò in Spagna nel marzo 1814. Invece di accettare la Costituzione del 1812, si schierò però con i deputati e i militari assolutisti. Con il decreto del 4 maggio 1814 dichiarò nulle la Costituzione e le decisioni delle Cortes di Cadice. Un colpo di Stato a Madrid eliminò le istituzioni liberali e Ferdinando restaurò la monarchia assoluta e le strutture dell’Antico Regime.
I primi sei anni del suo nuovo regno furono segnati dalla persecuzione politica e dalla crisi economica. La Spagna era stata devastata dalla guerra, le finanze pubbliche erano in rovina e la perdita di gran parte dei possedimenti americani aveva indebolito il commercio, l’industria e il peso internazionale del paese. Ferdinando cambiò frequentemente i governi senza risolvere i problemi fondamentali. La libertà di stampa, gli organi costituzionali locali e molte istituzioni educative furono aboliti o limitati; i beni confiscati alla Chiesa vennero restituiti. Le forze liberali, sostenute da settori dell’esercito, della borghesia urbana e da società segrete, organizzarono diverse rivolte, inizialmente senza successo.
Nel gennaio 1820 si sollevò un contingente guidato da Rafael de Riego, destinato a essere inviato in America. Il movimento si diffuse e Ferdinando fu costretto a giurare la Costituzione il 9 marzo. Ebbe così inizio il Triennio liberale, un periodo di governo costituzionale della durata di tre anni. L’Inquisizione fu abolita e vennero avviate altre riforme, ma i liberali si divisero in moderati e radicali. Ferdinando accettò la Costituzione contro la propria volontà e continuò a lavorare per recuperare il potere assoluto. Le rivolte assolutiste e le bande guerrigliere realiste resero ancora più difficile l’azione dei governi liberali.
Su richiesta di Ferdinando, nel 1823 intervennero in Spagna le truppe francesi, i cosiddetti Centomila figli di San Luigi. Esse sconfissero i difensori della Costituzione e restaurarono la monarchia assoluta. Ferdinando promise inizialmente sicurezza ai combattenti liberali, ma ritirò l’impegno e avviò una dura persecuzione. Il periodo successivo, noto come «Decennio nefasto» e protrattosi fino al 1833, fu caratterizzato da esecuzioni, esili, censura e chiusura delle università. Allo stesso tempo furono introdotte alcune caute riforme, tra cui il Consiglio dei ministri, il primo bilancio statale, norme sul commercio e sull’istruzione e misure contro il contrabbando. Le truppe francesi esercitarono in questo periodo una certa influenza moderatrice sul governo.
Negli ultimi anni del suo regno, la Spagna perse quasi tutti i territori americani rimasti. Parallelamente crebbe l’opposizione dei monarchici ultraconservatori, che si raccolsero attorno al fratello di Ferdinando, Carlo Maria Isidoro. Nel 1827 una rivolta in Catalogna fu repressa. Anche la questione della successione aggravò il conflitto. Dopo la morte della terza moglie, Ferdinando sposò nel 1829 la nipote Maria Cristina. Nel 1830 nacque la figlia Isabella e nel 1832 una seconda figlia, Luisa Fernanda. Con la Prammatica Sanzione del 1830 Ferdinando stabilì che, in mancanza di un erede maschio, sarebbe subentrata la figlia maggiore. Isabella divenne così erede al trono, mentre Carlo fu escluso dalla successione.
Durante una grave malattia di Ferdinando, i sostenitori di Carlo tentarono di far revocare la Prammatica Sanzione. Dopo la guarigione del re, tuttavia, essa fu nuovamente resa effettiva. Maria Cristina assunse temporaneamente la reggenza, si avvicinò ai liberali e concesse l’amnistia a molti esiliati. Ferdinando morì a Madrid il 29 settembre 1833 e fu sepolto nel monastero di El Escorial. Poiché Carlo non riconobbe il diritto al trono della nipote, dopo la morte del re ebbe inizio la prima guerra carlista.
La memoria di Ferdinando rimase contraddittoria. Durante la guerra d’indipendenza era diventato, con il soprannome di «Desiderato», il simbolo della resistenza contro Napoleone. In seguito fu criticato come «il re fellone» per la sua doppiezza politica, la politica di vendetta e il governo assoluto. Il suo stile di governo non riuscì a impedire il passaggio dall’Antico Regime alla monarchia liberale, ma lo ritardò attraverso la repressione e il rifiuto delle riforme. Al tempo stesso sostenne alcune istituzioni culturali e scientifiche. Nel 1819 fu inaugurato il Museo Reale di Pittura, dal quale ebbe origine l’attuale Museo del Prado; inoltre promosse il ripristino dell’osservatorio astronomico, alcune istituzioni scientifiche e il giardino botanico.
Fonte: Fernando VII de España (es, 174984179). I fatti sono stati selezionati, riassunti e riformulati in modo autonomo. Contenuti della fonte Wikipedia: CC BY-SA 4.0